| L'abitato
protostorico
Montecelio sorge probabilmente
sul luogo di Corniculum, città latina patria del sesto re di
Roma Servio Tullio, che dopo un lungo assedio cadde nelle mani
dell’etrusco Tarquinio Prisco (616 - 578 a.C.). Tracce
di un esteso villaggio fortificato risalenti al VII-V sec. a.
C. si rinvengono sulla più alta delle due colline di Montecelio.
Sono visibili sulla cima i resti di una cinta muraria, costituita
di grossi blocchi di pietra inglobati nelle mura medioevali.
Nella sella tra i due colli, presso la Fonte Vecchia, un altro
muro a blocchi preceduto da un fossato sbarrava l’accesso al
villaggio nel punto più vulnerabile.
L’antico insediamento decadde e si spopolò
con l’espansione della potenza romana. Dell’età repubblicana
(II-I sec. a.C.) sono due muri sulla sommità del colle rivestiti
della c.d. opera incerta, presso i quali fu edificato in età
imperiale (I - II sec. d.C.) un piccolo tempio. Di altre forme
di occupazione in questo periodo non abbiamo notizia né resti
archeologici sicuri, se si escludono vari frammenti scultorei
inseriti nei muri delle case, che potrebbero però provenire
dalle numerose villae (fattorie) sparse nelle campagne.
Il Tempietto Romano
Il tempietto di epoca imperiale (I secolo d.C.), incluso nel
maschio della Rocca, sorge presumibilmente sul posto di un tempio
più antico collegato con il centro arcaico esistente sulle pendici
del colle. Lo attestano, oltre ai blocchi di tufo riutilizzati
nelle mura medioevali, numerosi frammenti di oggetti in terracotta
(piedi, teste, occhi) provenienti dal deposito votivo del santuario,
che si rinvengono negli orti sottostanti.Il tempietto, che si
eleva su un podio di travertino ornato di ricche cornici, aveva
probabilmente quattro colonne sul lato d’ingresso. La cella
rettangolare era rivestita di cortina laterizia e ornata da
una lesena centrale e pilastri angolari, che sostenevano capitelli
di travertino a foglie d’acanto liscio. Nel XII secolo il tempietto
romano fu trasformato in cappella del castello con l’aggiunta
di un’abside sul lato di fondo, che venne parzialmente distrutto
e collegato al catino mediante un arco trionfale. Durante la
ristrutturazione quattrocentesca la chiesetta inglobata nel
palazzo fu attraversata da una scala che portava ai piani superiori
e nell’abside vennero aperte due finestre.
La Rocca
Lo scenografico complesso in rovina che caratterizza il panorama
del paese è formato dalle strutture rimaste in piedi dopo la
demolizione dei muri pericolanti avvenuta alla fine del Settecento.
Rimangono integralmente le mura di cinta 
originarie (secc. X-XI), a cui furono addossati, probabilmente
nel XIV secolo, un torrione pentagonale a guardia dell’ingresso
sul lato Est e, dalla parte opposta, una rampa che immetteva
nel castello da un’entrata secondaria. Non c’è più traccia del
coronamento a merli guelfi visibile in raffigurazioni del sei-settecento. Quasi
al centro della spianata si trovano i resti ancora imponenti
del maschio, un alto muraglione eretto dagli Orsini probabilmente
per evitare il crollo delle primitive strutture, già allora
fatiscenti. L’edificia a pianta quadrangolare aveva un’altezza
superiore ai 12 metri attualmente conservati; esso costituì
il nucleo di una residenza signorile, ampliata nei secoli successivi,
che nel 1145 era abbastanza capiente da poter ospitare papa
Eugenio III e la Corte pontificia, in fuga da Roma verso Farfa
a causa dei tumulti scoppiati in seguito alla sua elezione.
A nord di esso, su un lungo muro in opera incerta di età sillana
venne elevato l’oratorio del castello utilizzato a partire dal
1497.
Nel 1979 venne iniziato dalla Soprintendenza ai Monumenti del
Lazio un restauro conservativo; è ancora in corso il restauro
della cinta, ultimato il quale l’intero complesso potrà essere
adibito stabilmente a parco pubblico e ad attività culturali,
che comunque vengono periodicamente organizzate nello spazio
restaurato dalle associazioni, dal comune e dalla Pro Loco (festival
cinematografico, lancio di mongolfiere e aquiloni, spettacoli
teatrali e musicali).
Arco di S.Maria
E’ la porta monumentale del paese, il cui progetto si deve all’arch. 
Orazio Torriani, autore della facciata di S. Lorenzo in Miranda
a Roma. La messa in opera avvenne nel 1677, come ricorda l’iscrizione
nell’attico.
Il prospetto esterno è arricchito da stipiti ed arco a blocchi
di travertino, lisci e a doppia punta di diamante; nella chiave
di volta è scolpito lo stemma monticellese: tre monti sovrastati
da un corvo. L’originaria merlatura a coda di rondine è stata
modificato da un recente arbitrario restauro Sotto l’arco
un ovale di marmo bianco raffigura in bassorilievo la Madonna
della Salute.
Palazzo del Principe
Fu costruito tra il 1619 e il 1624 per volere del marchese Federico I Cesi, e del figlio Federico
II il Linceo, per disporre di una dimora comoda durante le loro
visite al paese, essendo già in rovina la Rocca.
Il palazzo occupava tre piani: seminterrato e cortile con cisterna,
pianterreno e 
piano nobile (salone con due camere a destra, quattro a sinistra).
Sull’architrave di travertino della sala si legge la scritta
PRINC. FED. CAESIVS MARCH. II (Principe Federico Cesi marchese
secondo), sulle altre porte P. F .CAESIVS M. CAEL. MAR. II (Principe
Federico Cesi secondo marchese di Montecelio).
Il maestoso portale bugnato è costruito di elementi bugnati
di travertino solcati da striature verticali. Lo stemma marmoreo
dei Cesi, eraso a destra, conserva a sinistra lo stemma di Isabella
Salviati, moglie di Federico II.
Da ricordare la corrispondenza che proprio da questo palazzo
il giovane marchese Federico, fondatore dell’Accademia dei Lincei,
intrattenne con molti studiosi, fra cui Galileo Galilei. .
Passato ai Borghese nel 1678 e poi alienato, l’edificio subì
varie modifiche fino alla divisione attuale tra vari proprietari
privati.
Oratorio
L’antico complesso della Cappella della Pietà e dell’Ospedale,
attualmente noto 
come "Oratorio", già attestato nel 1581, venne eretto in piazza
S. Giovanni dalla Comunità a beneficio dei poveri e dei forestieri
mendicanti. Ai primi del ‘900 era sede della Confraternita del
Suffragio; fu poi adibito a scuola e a Casa del Fascio. Dopo
l’ultimazione dei restauri in corso, finanziati dalla Regione
Lazio, l’edificio dovrebbe divenire sede del Museo Civico di
Guidonia-Montecelio. Attualmente ospita la sede della Pro Loco
e del Gruppo Archeologico Latino sez. Cornicolana.
Tale edificio ospita, inoltre, l’Antiquarium Comunale ove si
conservano importanti reperti di epoca romana rinvenuti nel
territorio comunale.
Comune Vecchio o "Casa Bella"
E’ l’unico esempio a Montecelio di edificio signorile innalzato
durante il Rinascimento. Disposto su tre piani, seminterrato,
piano nobile, soffitte, il palazzetto ha occupato larga parte
di via dello Steccato. Al seminterrato erano situate le cantine,
dall’ampia porta a bugnato piatto; il portale del primo piano,
decorato con una fila di conci a punta di diamante e preceduto
da tre gradini semicircolari, immette nello spazioso atrio,
ora privo di tetto; di qui si accedeva a due sale terrene e
all’ampia soffitta, che conserva le capriate lignee originarie.
Nell’atrio si trova un bel camino di travertino, arricchito
da volute e bassorilievi floreali. Sulla parete d’ingresso,
all’interno dell’atrio, è dipinto in oro lo stemma bernardiniano,
con il monogramma di Cristo (IHS) inscritto in un disco raggiato,
simile a molti altri, meno conservati ed elaborati, presenti
a Montecelio.
Casa Medioevale
Alla base della scalinata di via degli Scacchi è la sola costruzione
rimasta miracolosamente quasi intatta dal Medio Evo: una casetta
con una semplice porta di travertino, al di sopra della quale
campeggia una grande finestra bifora a tutto sesto, che utilizza
un frammento di colonna scanalata antica; la facciata è arricchita
da una serie di mensoloni triangolari di travertino che sorreggono
un cornicione decorativo.
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