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Le Chiese di Montecelio
Chiesa di S. Lorenzo Martire

La chiesina, di origine medioevale, è costruita a ridosso delle mura castellane. Venne ingrandita e ristrutturata prima nel XVII secolo, quando l’abside venne trasformata in tribuna quadrangolare e decorata con affreschi rappresentanti la Deposizione fra i SS. Andrea, Lorenzo e Vincenzo. La chiesa fu ampliata e dotata di un ricco tabernacolo intarsiato d’oro. E’ del 1751 la semplice facciata neoclassica. Nel semplice interno a una sola navata notiamo l’acquasantiera, ricavata in un frammento di architrave romano sostenuto da una mensola quattrocentesca. Sulle pareti restano le immagini di S. Lucia (molto ritoccata) e della Madonna con Bambino di ascendenza senese; facevano parte di un ciclo di affreschi tardo medioevale.


Chiesa di S. Antonino

Della chiesa, di origine medioevale, rimane solo l’abside; qui si trova l’immagine della Madonna del Gonfalone o della Misericordia, eseguita alla fine del ‘500 quando la chiesa divenne sede della Confraternita del Gonfalone. P. Michelangelo Cianti la ridipinse nel 1895, rispettandone l’iconografia. Nel XVIII secolo questa chiesa era molto frequentata dai fedeli, e cara in modo particolare al cardinale Leonardo Antonelli, che indusse a visitarla il futuro papa Pio VII, allora vescovo di Tivoli. Sconsacrata nel 1845, è ancora oggetto di devozione popolare, soprattutto nei primi giorni di febbraio.


Chiesa di San Giovanni Evangelista

Fu costruita agli inizi del XVIII secolo sul luogo di una più antica, denominata S. Giovanni in Forcella, eretta nel Medio Evo come chiesa cimiteriale del borgo. Alla fine del XVII secolo la vecchia chiesa, gravemente danneggiata da infiltrazioni di umidità, fu demolita nel 17O5 e ricostruita in forme barocche su progetto dell’arch. Filippo Leti (1680 - 1711); i lavori si conclusero nel 1710 come ricorda l’iscrizione sulla fronte.
Il nuovo edificio ha un’ampia facciata (m.20 circa di larghezza x 24 di altezza) divisa in due ordini e sormontata da un timpano triangolare affiancato da due campanili rivestiti di mattoni. Snelle lesene sormontate da capitelli corinzi inquadrano le tre porte e le corrispondenti finestre del piano superiore. L’insieme nella sua linearità si presenta sobrio e gradevole.
L’interno è a una sola grande navata, lunga m. 31 e larga 9,50, coperta a volta, con grande abside semicircolare e tre cappelle intercomunicanti, progettate da Carlo Marchionni (di famiglia monticellese), architetto della sacrestia di S. Pietro in Vaticano.  La decorazione dell’abside, affidata nel 1708 al pittore bolognese Domenico Muratori, venne ricoperte agli inizi del nostro secolo dal francescano Michelangelo Cianti (Montecelio 1840 - 1923), cui si deve anche la decorazione di tre cappelle. Il confessionale con il pulpito sovrastante fu eseguito in legno di noce verso la metà del Settecento.
Tra il 1765 e il 1771 furono dipinte dal romano Ludovico Stern le tele che abbelliscono quattro cappelle, notevoli per l’armonioso gusto compositivo e tonale. Esse raffigurano S. Anna con Maria bambina e S. Gioacchino, S. Cecilia, S. Luigi Gonzaga e S. Nicola  Nella seconda e terza cappella a sinistra sono esposte le tele del Cades (XVIII secolo) provenienti dalla chiesa di S. Maria Nuova.
Veneratissima dalla popolazione, la statua di legno d’ulivo di scuola napoletana rappresentante l’Immacolata Concezione, scolpita nel 1627. La statua, adorna di una corona d’oro, donata dalla Comunità di Montecelio nel 1680 e di innumerevoli gioielli offerti dai fedeli a scioglimento di voti, è portata in processione in una fastosa "macchina" lignea in stile barocco.  Un recente restauro ad opera ha ridonato l’antico splendore alla statua e al baldacchino processionale.
A destra della chiesa è l'oratorio che fu sede della Confraternita del SS. Sacramento; su una parete un'ampia incorniciatura barocca di stucco dorato racchiude un tondo con la raffigurazione del Salvatore, nei secoli scorsi portata in processione. Il dipinto, molto sfumato, si rifà alle rappresentazioni tardo-cinquecentesche del SS. Sacramento.


Chiesa di S. Maria Nova

Le prime notizie, relative a una semplice edicola, risalgono agli inizi del ‘500; da allora l’edificio si ingrandì progressivamente fino ad assumere l’aspetto attuale con pianta a croce greca, oratorio, sacrestia e piccolo convento annesso. Fu sede della Confraternita del Gonfalone e di quella del Rosario, che nel 1582 vi fece decorare una cappella. Dal 1587 per 50 anni ospitò i Francescani Conventuali.
Partiti i frati, rimase affidata alla Confraternita del Gonfalone, che vi custodiva gli arredi processionali. Venne arricchita nel 1671 con un organo, orsa scomparso. Nella seconda metà del ‘700 furono edificati la semplice facciata e il nuovo Oratorio della Confraternita e venne ultimata la decorazione interna dell’edificio.
L'interno fu abbellito con una pala d’altare del Corvi (1721 - 1809), raffigurante l’Assunta, e con tre tele del Cades (1750 - 1799) che rappresentano S. Francesco e S. Antonio da Padova, S. Bonaventura e il rinvenimento della vera Croce di Cristo ad opera di S. Elena. Mentre del primo quadro si sono perse le tracce, i tre dipinti del Cades, restaurati dalla Soprintendenza, sono stati restituiti a Montecelio e si trovano ora nella chiesa di S. Giovanni Evangelista.
Da una ventina d’anni dall’edificio, in totale abbandono, sono scomparsi quasi tutti i quadri e l’arredo sacro. Attualmente la chiesa è sede del locale Gruppo Scout A.G.E.S.C.I. 


Chiesa di S. Antonio Abate

Chiesa rurale ai limiti di una zona di recente urbanizzazione alle pendici di Monte Albano. Il 17 gennaio vi si celebrava la Messa del Santo patrono, accompagnata dalla tradizionale benedizione degli animali; nel dopoguerra fu gradualmente abbandonata.
Già nel XV secolo esisteva qui una cappella dedicata ai SS. Cecilia, Antonio, Sebastiano e Rocco, con l’abside decorata da affreschi. Dai primi del ‘600 la chiesa fu sede della Confraternita del Suffragio; la pala dell’altare, ora scomparsa, raffigurava la Madonna del Suffragio con i SS. Cecilia e Rocco, santo invocato durante le pestilenze.
Il campaniletto a vela, la sacrestia e la cappella quadrangolare con tiburio furono aggiunti quando vi si stanziò la Fratellanza di S. Antonio Abate, alla fine del ‘600. Nella menzionata cappella, coperta a cupola e decorata finemente con stucchi e motivi floreali, si conservava la statua del santo ora perduta. La semplice facciata risale probabilmente al restauro del 1791, che alterò la primitiva fisionomia dell’edificio; dalla navata, prolungata e rialzata, venne esclusa l’abside affrescata, per accedere alla quale fu lasciata una porticina dietro l’altare maggiore. 
Gli affreschi nell’abside di S. Antonio costituiscono la più pregevole opera d’arte rimasta a Montecelio. La superficie è suddivisa da finte partizioni architettoniche entro le quali si dispongono le figure a grandezza quasi naturale; due cornici inquadranti un fregio a palmette su fondo oro separano il catino dal muro curvilineo. La zona sottostante è scandita da quattro colonne corinzie: nello spazio centrale è seduta in trono la Madonna, in atto di allattare il Bambino benedicente; su ciascun lato due figure di sante martiri: S. Lucia e S. Liberata a destra, S. Caterina d’Alessandria e S. Cecilia a sinistra. Al centro del catino è il Cristo in maestà, entro una "mandorla", formata da una larga banda rossa; ai lati due angeli genuflessi. 
Le pitture sono state datate al periodo tra la fine del XV e la metà del XVI secolo e attribuite alla cerchia di Antoniazzo Romano.

Chiesa e Convento di S. Michele Arcangelo

Nel 1708 i frati francescani dell’Ordine di Minori Osservanti prendevano solennemente possesso del convento appena ultimato e dell’orto circostante donato loro dal monticellese Marco Valenti. 
La chiesa conventuale di San Michele sorse a partire dal 1724 sulle rovine di una più antica, sempre dedicata al santo arcangelo, sorta nel Medioevo nell’ambito del castrum di Monte Albano, abbandonato nel XV secolo. Progettato dall’architetto piemontese Alfieri, l’edificio è in stile barocco: l’armoniosa facciata è coronata da un timpano triangolare fiancheggiato da volute, sotto il quale si apre una grande finestra. L’interno del tempio presenta un’unica spaziosa navata coperta a volta e due piccole cappelle per lato; dal presbiterio delimitato da una balaustra marmorea si accede alla tribuna, dove erano gli stalli, ora smontati, di un grande coro ligneo. Ad eccezione degli stucchi, l’intera decorazione pittorica e i sacri arredi (pulpiti, confessionali, ecc.) che abbelliscono l’edificio sono dovuti all’opera dei religiosi. Quando il convento passò allo Stato, nel 1873, partiti gli altri religiosi, rimase solo il frate pittore di Montecelio, Padre Michelangelo Cianti che continuò a decorare decorò la, chiesa, fino alla morte (1923).
Oggi la sua opera è gravemente compromessa dalle infiltrazioni d’acqua penetrate attraverso il tetto, rifatto dopo il 1980 ad opera della Soprintendenza ai Monumenti: due grandi dipinti murali sulle pareti della tribuna, rappresentanti l’apoteosi di S. Francesco e l’approvazione della regola francescana da parte di Innocenzo III, le decorazioni delle cappelle, gli affreschi sul soffitto della navata, con il riquadro dell’Assunzione della Vergine. 
Il convento, secondo il classico schema francescano, ha un piano terreno a volta, costituito dal chiostro ad arcate con pozzo al centro e cisterna sottostante, dal quale si accede alle stanze di servizio, al refettorio e alla sala capitolare; le celle dei frati, una cucina e la stanza del Superiore erano al primo piano, da cui si poteva raggiungere la galleria dell’organo, sul fondo della chiesa. Due lati del chiostro furono decorati nel 1778 con scene della vita di S. Francesco, affrescate nelle lunette grazie alle elemosine di privati; le anima una schietta e vivace vena popolare. Frammenti di altre pitture a carattere sacro figurativo (Ultima Cena) sono stati scoperti da poco nei locali del refettorio, al pianterreno. Dopo un lungo periodo di abbandono, oggi il convento è stato quasi del tutto restaurato dalla Provincia di Roma in modo funzionale e rispettoso dell’integrità delle strutture. Al primo piano ha sede una scuola regionale di telecomunicazioni, il piano terra è occupato dalla scuola materna. Ultimati i restauri la chiesa verrà probabilmente utilizzata come sala per concerti, conferenze. Durante l’Anno Santo del 2000 Papa Giovanni Paolo II° ha canonizzato Padre Giovanni da Triora che fu Priore del Convento di San Michele sul finire del sec. XVIII , missionario francescano in Cina ove morì martirizzato nell’anno 1816.

 

 


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